Roma, 08 Dicembre 2019  
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Marco Causi

Professore di Economia industriale e di Economia applicata, Dipartimento di Economia, Università degli Studi Roma Tre.
Deputato dal 2008 al 2018.

La soluzione più conveniente non è sempre quella liberistica del lasciar fare e del lasciar passare, potendo invece essere, caso per caso, di sorveglianza o diretto esercizio statale o comunale o altro ancora. Di fronte ai problemi concreti, l´economista non può essere mai né liberista né interventista, né socialista ad ogni costo.
Luigi Einaudi
 



08/02/2010 M.Causi
Acea, il Sindaco Alemanno e il Consiglio Comunale di Roma
 
Acea, Alemanno e il Consiglio Comunale di Roma
Giovedì prossimo si svolgerà a Roma un Consiglio Comunale straordinario su Acea, ottenuto su iniziativa delle opposizioni. Finalmente, a un anno dal brusco cambiamento di strategia e di management imposto alla principale azienda capitolina, ci sarà una prima sede di discussione pubblica su una vicenda importante non solo per Roma, ma anche per otto milioni di cittadini italiani a cui Acea fornisce il servizio idrico.
Al Sindaco Alemanno va ricordato che l´articolo 15 del decreto 135/2009 non comporta l´obbligo di privatizzare Acea. La norma dice che, se il Comune non scende al 40% entro il giugno del 2013 e al 30% entro la fine del 2015, allora le concessioni idriche di cui Acea è titolare vanno messe a gara. Guardando a Roma, quindi, ci sono due alternative: privatizzare senza liberalizzare (tenendo dentro Acea privatizzata la concessione in essere) oppure fare una gara per il servizio idrico integrato a Roma e Provincia (rendendo la concessione più moderna, con più avanzati meccanismi di tutela dei consumatori e di controllo della qualità del servizio, anche tramite un´Autorità indipendente di regolazione). Perché allora correre verso la "privatizzazione senza liberalizzazione", senza valutare la possibile alternativa? E poi non sarebbe più prudente aspettare la pronuncia della Corte Costituzionale sull´articolo 15? Tanto più che vendere adesso significa incassare un valore molto basso, rispetto sia alla storia passata sia a quello che potrebbe emergere con un vero piano industriale di sviluppo dell´azienda.
Il titolo di Acea, infatti, è caduto negli ultimi mesi molto più di quelli a lui comparabili nel settore delle utilities, per colpa delle incertezze e dei veri e propri errori di strategia industriale compiuti dal nuovo management voluto dal Comune. Ancora non è chiaro, ad esempio, come farà Acea a partecipare alle gare per la distribuzione del gas dopo che è stato stracciato il possibile accordo con Suez-Gaz de France, anche contro il parere del governo nazionale. Che il valore monetario di quell´accordo fosse corretto è stato certificato da tantissimi analisti, e soprattutto da quelli che hanno valutato la rete romana del gas al momento del suo conferimento in Snam rete Gas, dopo che era fallita l´operazione con Acea. Qualcuno chiederà all´amministratore delegato di Acea il conto per questo macroscopico errore?
Acea è il principale gestore idrico italiano e la sua crescita in tanti territori (Toscana, Umbria, Lazio e Campania) è avvenuta grazie a un modello basato sulla redditività "regolata" di lungo periodo, sulla cura di un bene pubblico primario come l´acqua, su un comportamento da public company indipendente dagli interessi industriali di filiera, in particolare da quelli del settore delle costruzioni edili. Cambiare questo modello rischia di compromettere la sostenibilità politica, e non solo industriale, delle gestioni Acea in centinaia di Comuni italiani. In prospettiva ciò rischia di danneggiare l´azienda, rendendola meno attraente come partner industriale per i Comuni. Ma almeno, ha intenzione il Sindaco di Roma, che è anche Presidente del Consiglio nazionale dell´Anci, di confrontarsi con gli altri Sindaci e amministratori locali che subiranno gli effetti delle scelte romane? Non è meglio, su un terreno così delicato, muoversi con responsabilità?
C´è poi la questione dei termovalorizzatori. In un´intervista di qualche giorno fa l´amministratore delegato dell´Ama, Panzironi, ha rivelato una notizia molto preoccupante: che l´Ama ha smesso di conferire a Colleferro, negli impianti di Gaia, e dirotta il suo CDR negli impianti di Acea a San Vittore. Che fine faranno questi impianti con la privatizzazione e che tariffe chiederanno ai gestori pubblici come Ama? Cosa intende fare il Comune di Roma affinchè gli impianti di Colleferro restino ancorati al ciclo romano e laziale, con costi compatibili con il livello della tariffa pagato dai romani?
Nella malaugurata ipotesi che vada avanti il processo di "privatizzazione senza liberalizzazione" del principale gestore idrico italiano, il decreto 135 prevede la possibilità di "collocamento privato presso investitori qualificati e operatori industriali". Il Sindaco Alemanno intende avvalersi di questa opzione (comunemente nota come "trattativa privata") oppure è disposto a impegnarsi con chiarezza per una procedura trasparente di evidenza pubblica?
Come intende il Comune spendere le risorse eventualmente ottenute dalla privatizzazione? Dato che un´altra possibile alternativa alla vendita delle azioni è di lanciare un vero piano industriale su cui chiamare il mercato a finanziare l´azienda attraverso una ricapitalizzazione, la scelta è fra gli investimenti che Acea potrebbe fare (sulle reti idriche e fognatizie, sulle reti elettriche e del gas, sui termovalorizzatori, ecc.) e quelli che potrebbe fare il Comune. Conoscere gli uni e gli altri è un elemento importante non solo di trasparenza, ma anche di valutazione.
Attenzione poi alle proposte di modifica statutaria avanzate dal Consiglio di amministrazione di Acea. Se approvate, si ridurrebbe il grado di democrazia societaria, poiché verrebbe impedito ad una terza lista di azionisti (composta, ad esempio, da fondi istituzionali, da banche e da altri azionisti minori) di concorrere per ottenere un seggio in Consiglio, garantendo invece agli attuali due azionisti "forti" (Suez e gruppo Caltagirone) la sicurezza di due posti per ciascuno.
Infine, il Sindaco di Roma ha intenzione di decidere in questa materia senza consultarsi con nessuno? L´ente che regola l´acqua è la Provincia. L´ente che regola il gas e i rifiuti è la Regione. Non sarebbe un gesto istituzionalmente corretto dichiarare che nessuna decisione verrà presa su Acea senza una consultazione ampia con le forze sociali ed economiche e senza un´attenta concertazione con Provincia e Regione?
Marco Causi, deputato PD e già Assessore al bilancio del Comune di Roma
 

 
Il futuro di Acea

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