Roma, 21 Agosto 2018  
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Marco Causi

Professore di Economia industriale e di Economia applicata, Dipartimento di Economia, Università degli Studi Roma Tre.
Deputato dal 2008 al 2018.

La soluzione più conveniente non è sempre quella liberistica del lasciar fare e del lasciar passare, potendo invece essere, caso per caso, di sorveglianza o diretto esercizio statale o comunale o altro ancora. Di fronte ai problemi concreti, l´economista non può essere mai né liberista né interventista, né socialista ad ogni costo.
Luigi Einaudi
 



13/07/2018 M.Causi
Bocciando il Ceta il Governo arrecherà un danno all´Italia

Bocciando il Ceta il Governo arrecherà un danno all´Italia



Il Canada è notoriamente un paese pericoloso, subdolo, invadente, con forti tendenze imperialiste. I suoi abitanti sono 36,6 milioni, contro 60,6 italiani e circa 500 milioni nell´Unione Europea. Ma attenzione a sottovalutare i canadesi: cresciuti in condizioni climatiche ostili hanno sviluppato un carattere di ferro, molto ma molto di più di quello esibito dai croati di Modric con l´Inghilterra. Ognuno di loro vale dieci dei nostri ed è enormemente più pericoloso dei 67 profughi della Diciotti messi insieme.

E´ altrettanto noto che i canadesi soffrono per la carenza di territorio, hanno un grande bisogno di spazio: è per questo che hanno inventato la globalizzazione e hanno infinocchiato gli europei imponendo con la forza della loro potenza commerciale e militare un trattato che liberalizza gli scambi, con l´evidente obiettivo di soggiogare Italia ed Europa.

Per fortuna c´è oggi al governo il tonitruante Di Maio che non si fa abbindolare dalle sirene del libero scambio e bloccherà la ratifica del trattato (che si chiama Ceta). Difendendo l´Italia e la sua economia, che i precedenti governi e i super-poteri europei avevano svenduto. Non per caso proprio Di Maio ha piazzato a Palazzo Chigi un presidente del consiglio che si è assunto, con gratuito patrocinio, il compito di essere l´avvocato difensore degli italiani: non ha chiarito ancora di quali reati gli italiani si siano macchiati per avere bisogno di rivolgersi all´avvocato, ma tant´è, qualcosa di storto avranno certamente fatto.

Per esempio, una colpa grave degli italiani è di macinare un saldo attivo di bilancia corrente dei pagamenti di 47,8 miliardi di euro nel 2017, che aumenta a 56 miliardi se si considera il solo interscambio di merci e a 87,8 se si guarda ai soli beni non energetici. Una vera follia: è messo molto meglio il Canada, con un saldo corrente negativo di 53,6 miliardi di dollari. E com´è ammissibile che l´Italia sia l´ottavo paese fra i fornitori del Canada, dove esporta 3,9 miliardi di euro di merci, mentre il Canada è appena il 44esimo fra i fornitori dell´Italia con la miseria di 1,5 miliardi, con un saldo attivo a nostro vantaggio di 2,4 miliardi? Questi dati mostrano la nostra debolezza nei confronti dell´aggressività canadese, dove i consumatori si accaparrano con ingordigia e arroganza i frutti della nostra industriosità, comprando a man bassa macchinari, vino, abbigliamento, mezzi di trasporto che noi produciamo e loro si godono.

Ma adesso, con Di Maio e Conte che ci difendono, l´aria è cambiata e si porrà fine alla prepotenza canadese. Che se la sbrighino con gli Stati Uniti, cosa vogliono i canadesi dall´Europa? Hanno difficoltà con i loro vicini e così vengono proprio da noi a chiedere una maggiore integrazione? Ma non sanno che ci divide un intero oceano? Non hanno studiato le teorie della decrescita felice, il punto di forza della cultura di governo gialloverde?

Prima o poi però, grazie a Di Maio, Salvini, Conte, Le Pen, Farage, Orban e al nuovo sovranismo europeo, anche i canadesi capiranno la lezione e faranno come Trump. Altro che libero commercio, cavallo di troia del rapace globalismo delle piccole e medie imprese lombarde, venete, emiliane, piemontesi, toscane: aumenteranno i dazi, così potremo rispondere aumentando per ritorsione i nostri contro le loro esportazioni. E se qualche tecnocrate ragioniere burocrate dovesse dire che in fondo non ci conviene, visto che siamo in larghissimo attivo, che venga sanzionato. Se fosse un funzionario pubblico dovrà essere rimosso. Si capisca bene che in Italia c´è un governo che se ne frega dell´imparzialità della funzione pubblica e dell´indipendenza di pensiero: tutte fanfaluche inventate dall´illuminismo per difendere i borghesi e soggiogare il popolo.

Ci sarà certamente qualche professorino che ricorderà, di fronte alla sacrosanta paura degli italiani di essere costretti a mangiare le schifezze canadesi, che il trattato contiene una chiarissima clausola che lo impedisce e dice testualmente: "il Ceta non indebolirà le norme e le regolamentazioni rispettive concernenti la sicurezza degli alimenti, la sicurezza dei prodotti, la protezione dei consumatori, la salute, l´ambiente o la protezione del lavoro. Le merci importate, i prestatori di servizi e gli investitori devono continuare a rispettare i requisiti nazionali, compresi norme e regolamentazioni" (punto 1.d). Anche a costoro verranno comminate severe sanzioni. Se questi professorini insegnano nelle università pubbliche saranno trattati come i funzionari di cui sopra: che se ne vadano in Canada al freddo da quel rompiscatole liberal-progressista di Trudeau.

Il Canada è, nonostante l´insediamento francese, un paese di tradizioni giuridiche anglosassoni, in fin dei conti simili a quelle statunitensi. In quel diritto non esiste l´istituto delle indicazioni geografiche, baluardo delle tradizioni locali italiane (e non solo) da sempre vittime di imitazioni nel mondo. E´ dominante la regola del copyright, o del brevetto, di tipo industriale. Qualche nostro intraprendente cittadino emigrato trenta o quaranta anni fa ha depositato e possiede ancora oggi, con le conseguenti coperture giuridiche, il brevetto del parmisan o del provolone. Il trattato prevede, per la prima volta in un paese con quelle infrastrutture giuridiche, il riconoscimento e la protezione di 143 indicazioni geografiche tipiche, ossia beni alimentari collegati a un territorio e non assimilabili a proprietà industriale, fra cui 41 italiane.

Il parmisan o il provolone brevettato dai nostri furbi emigranti (ma cosa ci sono andati a fare? Perché non li hanno respinti e rispediti in Polesine, Friuli, Calabria, Puglia, Sicilia?) dovrà esporre la scritta "made in Canada" insieme all´espressione "imitazione", "tipo", "stile", "genere" o simili, mentre gli originali provenienti dai territori italiani (o francesi, o spagnoli) godranno di una protezione prima inesistente e basata su uno strumento giuridico del tutto innovativo per quella cultura.

Chissà, forse è questo il motivo che spiega perché il mondo produttivo italiano ha ufficialmente e apertamente dato un giudizio positivo del Ceta, non solo nel comparto manifatturiero ma anche in quello agricolo (ad esempio: l´associazione italiana consorzi indicazioni geografiche, Aicig, il consorzio dei produttori di grana padano, quello del prosciutto di Parma, quello dell´aceto balsamico di Modena, ecc.). E forse è per questo che i meridionali sono leggermente incazzati, dato che scorrendo le 41 indicazioni geografiche italiane entrate nel testo del trattato solo quattro sono del Sud. Non approvando il Ceta le facciamo cadere tutte: quelle del Nord, chiaramente meglio organizzate, e le poche del Sud, che non sono state sufficientemente presidiate nei tavoli della trattativa. Il Parlamento però potrebbe ratificare il Ceta approvando una risoluzione che subordina il giudizio favorevole alla richiesta di un impegno immediato ai governi d´Italia e d´Europa per un´immediata riapertura delle trattative per inserire nella lista delle indicazioni geografiche alcune evidenti e gravi assenze per i prodotti che profumano di Mediterraneo.

Qualche liberale benestante residente nel centro storico di Roma o di Milano affermerà che Trump ha bloccato l´analogo trattato fra Unione Europea e Stati Uniti (il cui nome è, anzi era, Ttip) per l´innovazione giuridica che avrebbe indotto nel suo paese il riconoscimento dell´istituto europeo delle indicazioni geografiche. E´ chiaro di cosa si parla: col brevetto industriale si favorisce un modello di grande impresa tendenzialmente monopolista o oligopolista, con le indicazioni geografiche si protegge la biodiversità della struttura produttiva italiana ed europea, con il ruolo che giocano le imprese di minore dimensione e i produttori indipendenti.

Trump avrebbe allora fatto i nostri interessi, dell´Italia e dell´Europa? Secondo Di Maio e la truppa gialloverde la risposta è sì.

In effetti, diciamocelo francamente: quei popoli non hanno l´educazione e il gusto per i nostri eccellenti prodotti agroalimentari. Si tengano, allora, il loro parmesan e il loro provolone brevettato da qualche audace emigrato italiano. Visto che non li hanno respinti e li hanno addirittura integrati, in fin dei conti è colpa loro. Noi ci terremo i nostri marchi territoriali e ci nutriremo meglio di loro. Come conseguenza la domanda dei nostri prodotti agroalimentari si ridurrà. Si ridurrà anche ovviamente la domanda dei prodotti manifatturieri. Avremo meno produzione e meno occupazione.

Nessun problema, il governo del cambiamento ha pensato a tutto: agli italiani che resteranno disoccupati per la contrazione del nostro export verrà dato il reddito di cittadinanza. Che io proporrei di rinominare "reddito di Tafazzi".


 

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