Roma, 13 Dicembre 2017  
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Marco Causi
Professore di Economia politica, Facoltà di Economia "Federico Caffè", Università Roma Tre
Deputato dal 2008, rieletto nel febbraio 2013
 
Una bussola virtuale dell´economia reale
Questo sito è a disposizione di chi voglia affrontare i temi del nostro tempo, con la curiosità per il mondo
 
La soluzione più conveniente non è sempre quella liberistica del lasciar fare e del lasciar passare, potendo invece essere, caso per caso, di sorveglianza o diretto esercizio statale o comunale o altro ancora. Di fronte ai problemi concreti, l´economista non può essere mai né liberista né interventista, né socialista ad ogni costo.
Luigi Einaudi
 



12/10/2017 M.Causi
Il prestito vitalizio ipotecario due anni dopo

Il prestito vitalizio ipotecario due anni dopo

Ringrazio i colleghi della LUMSA per l´invito e ringrazio per l´interessante introduzione del professor Murro. Vorrei raccontarvi come siamo arrivati a questa legge. È un caso virtuoso, è vero: ma la virtuosità di questo caso risiede nel fatto che hanno funzionato i corpi intermedi. Si discute molto sul ruolo dei corpi intermedi nel processo democratico di decisione pubblica, e alcuni sono arrivati a porsi la domanda se essi servano o siano addirittura nocivi. Ebbene, se prendiamo il Prestito Ipotecario Vitalizio (piv) come caso di studio, si tratta di un caso che dimostra che i corpi intermedi sono capaci di svolgere una funzione importante. Sono stati i corpi intermedi, l´ABI e numerose Associazioni dei consumatori, a lavorare sul tema e a siglare un protocollo d´intesa contenente una serie di proposte di modifica alla vigente normativa. Io e Antonio Misiani ci siamo semplicemente presi la briga di prendere questo protocollo d´intesa e trasformarlo in legge. Per fortuna c´è stata una stagione parlamentare abbastanza tranquilla, fra 2014 e 2015, e questo lavoro - che io definisco un lavoro di riforme fatte con il "cacciavite", che entrano cioè anche su questioni molto puntuali e specifiche -  ha avuto la possibilità di diventare legge. Un elemento importante è che nella normativa precedente il piv non beneficiava dell´imposta sostitutiva favorevole che si applica ai prestiti a medio e lungo termine, mentre con questa nuova legge il piv gode di un trattamento fiscale uguale a quello dei prestiti a medio lungo termine.

Già durante la discussione della legge in Parlamento era emersa la possibilità di estendere il meccanismo del piv alla previdenza integrativa, andando oltre il protocollo d´intesa fra ABI e associazioni dei consumatori. Non lo abbiamo fatto per motivi di prudenza: quel testo aveva legittimità politica perché nasceva da quel protocollo. Abbiamo preferito fare il primo passo senza discostarci dal protocollo ABI-consumatori. Ad ogni modo io mi dichiaro disponibile ad aprire la discussione sulla previdenza integrativa, anche se temo che lo spezzone di legislatura che abbiamo di fronte non ci permetterà di chiudere a breve termine. E´ comunque possibile depositare una proposta di legge, lasciandola eventualmente per le successive legislature.

Il mio parere, che esprimo a livello personale senza impegnare la mia parte politica, è che l´estensione del piv alla previdenza integrativa presenta punti di forza, punti di debolezza e punti di incertezza.

Il punto di forza è evidente: se il mutuatario non riceve tutto e subito ma riceve poco a poco ogni mese, l´esposizione finanziaria è più bassa sia per il lender sia per il borrower, e quindi i rischi e i costi sono inferiori.

Qual è invece il punto non convincente? Il fatto di guardare al piv come strumento che trova giustificazione nella scelta razionale di risparmio dell´individuo dentro l´ipotesi di life cycle, e cioè come strumento finanziario che esercita una funzione di smoothing fra fase di accumulazione, o fase della vita adulta, e fase di de-cumulazione, o fase della pensione. L´evidenza internazionale disponibile non sembra coerente con questa interpretazione, anche in paesi come US e UK  che hanno lunga esperienza nell´uso di strumenti del tipo piv. La letteratura internazionale ci dice che la domanda di reverse-mortgage (mutuo inverso), piuttosto che essere spiegata dall´ipotesi di life cycle, è correlata ad altre esigenze di scelta razionale del risparmiatore: far fronte a spese impreviste, pagare debiti, sostenere consumi, ma soprattutto investimenti, nell´ambito di scelte intergenerazionali a carattere familiare. Quest´ultimo punto è argomentato da Merton: se gli eredi oggi hanno bisogno di uno start up di lavoro o di comprare la prima casa, è più razionale e meno costoso per la famiglia, cioè per entrambe le generazioni, liquidare e utilizzare subito gli asset familiari piuttosto che aspettare la morte dei genitori[1].

Così però siamo fuori dal life cycle, usciamo da un modello di scelta individuale ed entriamo in modelli di scelte familiari intergenerazionali, oppure in contesti in cui il risparmio "nascosto" nell´immobile di proprietà dell´anziano assume una natura precauzionale a fronte di spese impreviste.

In Parlamento i critici a questa proposta di legge hanno usato un argomento che io non condivido, un argomento di tipo paternalistico: "noi non possiamo dare alle persone anziane la possibilità di spendere tutto e subito magari spendendo male i loro soldi". Da convinto liberale, io penso che se una persona anziana decide di liquidare la sua casa e girare il mondo in crociera, lo Stato, con le sue leggi, non può sostituirsi ad una libera scelta dell´individuo. Non può essere il Parlamento a decidere come la persona anziana debba utilizzare il risparmio implicitamente nascosto nella sua casa di proprietà. Detto questo però, l´evidenza empirica disponibile dimostra che le persone anziane non sono in questa logica di decisione, perché molto spesso ragionano in un contesto intergenerazionale.

Passiamo a quelli che ho definito i punti di incertezza. Noi dobbiamo cercare di capire come si stanno evolvendo effettivamente i bisogni delle persone anziane. La mia impressione è che si stanno configurando nuovi bisogni a fronte dei quali ci sono domande e offerte di mercato da attivare con articolazioni più complesse di quelle del semplice reddito integrativo. A fronte di una aspettativa di vita più lunga e, dunque, di aumento del rischio di situazioni di parziale o totale non autosufficienza, si configurano dei bisogni delle persone anziane che non sono risolvibili solo con il rafforzamento della previdenza complementare. Ad esempio, per l´anziano house rich-cash poor può essere importante vendere una casa grande e passare ad una piccola, oppure frazionare il suo appartamento grande, e collegare le scelte di housing con adeguati servizi di assistenza .

C´è insomma da sviluppare il ragionamento sul modello di assistenza sociale, un punto su cui sappiamo bene che in Italia siamo molto arretrati, facciamo fatica a realizzare modelli al tempo stesso efficienti e soddisfacenti. Un modello efficiente di assistenza per gli anziani, che impariamo da altri paesi, è che si organizzino appartamenti più piccoli per più individui e coppie di anziani vicini l´uno all´altro, quello che chiamiamo casa famiglia. Se nello stesso stabile ci sono diverse coppie di anziani, l´infermiere, l´assistente sociale, il tecnico sanitario che vanno da loro ogni giorno ottimizzano il costo di produzione.

Si capisce bene che una delle possibili evoluzioni di questa riflessione è come mettere insieme finanza, housing e offerta di assistenza. La liquidazione della casa grande per ottenerne una più piccola, dentro un modello di assistenza sociale più efficiente, meno costoso e con maggiore qualità della vita, configura un prodotto più complesso della previdenza integrativa. Certamente c´è una leva finanziaria da attivare: nell´offerta di mercato, o nell´offerta no profit (come nella finanza etica), ci potrebbe essere un servizio misto di finanza immobiliare, sostegno al reddito e offerta di assistenza sociale. Come ha detto Franco Locatelli, stiamo discutendo di cose complicate, e però di vitale importanza come prossima frontiera delle politiche di risposta a bisogni sociali sempre più rilevanti.

C´è poi un altro elemento da prendere in considerazione, e sarebbe molto interessante introdurlo anche analizzando le diverse esperienze europee. Nella dimensione della scelta intergenerazionale, cioè familiare, il tax design è decisivo. Io penso che si possa ipotizzare che nei paesi dove ci sono delle vere imposte di successione, esentare da questa imposta le operazioni di finanza, chiamiamola così, "immobiliare-assistenziale" potrebbe introdurre una significativa leva di incentivo. Che vale meno, invece, nei paesi come l´Italia, dove l´imposta di successione è moderata.

Nel ringraziare Murro per una presentazione interessante e completa, vorrei ricordare che, mentre la volatilità nel tempo dei prezzi immobiliari in Italia è bassa, la loro variabilità territoriale è grandissima. Il problema italiano non è la volatilità ma la variabilità territoriale, non soltanto fra nord e sud, ma anche micro-territoriale, fra città grandi e piccole, fra diverse zone di una grande città.

Questo ha determinato effetti anche nella prima fase di attuazione del nuovo piv, perché il sistema bancario, per sperimentare il nuovo prodotto, ha deciso di renderlo disponibile solo nei comuni di una certa ampiezza, con motivazioni che mi sembrano derivare non solo dal costo della procedura ma anche dal "rischio variabilità" nei prezzi degli immobili. E´ necessario capire come superare questa limitazione, anche perché la proprietà della casa di abitazione è più diffusa proprio nelle città più piccole al confronto con le grandi.

Io vi devo ringraziare, e si tratta di ringraziamenti veri e sinceri, perché non è affatto usuale, anzi direi che è rarissimo, che una persona come me, che ha lavorato sul fronte della legislazione, possa a due anni di distanza essere messo in condizione di valutare e monitorare in modo scientifico e professionale lo stato di attuazione delle norme che aveva visto nascere. E questo è uno dei problemi di mal funzionamento delle nostre istituzioni: da un lato ipertrofia normativa, dall´altro scarsissima capacità di monitoraggio e valutazione dei risultati. Grazie a tutti voi oggi torno a casa felice, perché i dati che sono stati esposti oggi pomeriggio mi fanno capire che il mio piccolo contributo in sede legislativa sta mostrando efficacia e potrà acquistarne ancora di più se il nuovo piv verrà  migliorato con i tanti suggerimenti che sono emersi. Per esempio quello che diceva Ferri è interessante, perché se si può utilizzare il piv come una linea di credito, anche se non è previdenza integrativa facciamo comunque un passo avanti.

Visto che tutti avete detto che il cuore del problema è la financial education degli italiani, mi sembra opportuno informarvi del lavoro in corso in Commissione finanze a Montecitorio su un testo di legge che riguarda proprio questo argomento, assumendo come riferimento il modello Ocse, e quindi una strategia nazionale attuata con il coordinamento di tutti i soggetti in campo. L´iter si è bloccato su un punto, e cioè la richiesta da parte della Commissione istruzione di introdurre l´educazione finanziaria nei programmi ordinari dell´istruzione nazionale. Questo però ha creato una preoccupazione, devo dire legittima, da parte della Ragioneria Generale dello Stato, la quale ha bloccato tutto perché una cosa è l´educazione finanziaria modello Ocse, ma se si creano le condizioni legali per attivare migliaia di nuove cattedre nelle scuole emergono ovviamente costi importanti.

Quindici giorni fa il Ministro dell ´Economia Padoan, presentando il decreto sulla ricapitalizzazione delle banche al Senato, ha rilanciato il tema dell´educazione finanziaria. Ha ´ringraziato il Parlamento per questo progetto di legge´ e ha ipotizzato di introdurre le nuove norme sull´educazione finanziaria attraverso appositi emendamenti al decreto, fermo che dalle norme non devono derivare modifiche alla struttura degli insegnamenti nel sistema nazionale dell´istruzione. Insomma, siamo molto vicini a raggiungere il risultato di cancellare l´Italia dalle tabelle Ocse in cui il nostro paese è rimasto uno dei pochi a non essere dotato di una strategia nazionale per l´educazione finanziaria[2].

 

[1] Mi sia permesso di rimandare, per un esame della letteratura, a A. Baldini e M. Causi, "Il nuovo prestito vitalizio ipotecario: si svilupperà anche in Italia un mercato di strumenti finanziari per gli anziani?", Bancaria, vol. 72, n. 7-8, 2016, pp. 68-72.

[2] Il risultato è stato raggiunto qualche settimana dopo lo svolgimento della tavola rotonda i cui atti sono qui raccolti. Nel decreto-legge 23 dicembre 2016, n. 237, recante disposizioni urgenti per la tutela del risparmio nel settore creditizio, l´articolo 24-bis contiene le nuove norme relative alle disposizioni generali concernenti l´educazione finanziaria, assicurativa e previdenziale. Viene allo scopo prevista l´adozione di un programma per una Strategia nazionale per l´educazione finanziaria, assicurativa e previdenziale. Per l´attuazione della predetta Strategia si istituisce e si disciplina presso il Ministero dell´economia e delle finanze un Comitato nazionale per la diffusione dell´educazione finanziaria, assicurativa e previdenziale. Esso opera attraverso riunioni periodiche; in seno al Comitato possono essere costituiti specifici gruppi di ricerca cui potranno partecipare accademici e esperti della materia. Agli oneri derivanti dall´attività del Comitato si provvede, nel limite di un milione di euro l´anno a decorrere dal 2017, mediante la corrispondente riduzione del Fondo speciale di parte corrente relativo al Ministero dell´economia e delle finanze. L´otto settembre 2017 è stato ufficialmente costituito il Comitato per la programmazione e il coordinamento delle attività di educazione finanziaria, istituito con decreto del Mef (di concerto con Miur e Mise) con l´obiettivo di promuovere e programmare iniziative di sensibilizzazione ed educazione dei risparmiatori.

 

 

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