Roma, 28 Giugno 2017  
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Marco Causi
Professore di Economia politica, Facoltà di Economia "Federico Caffè", Università Roma Tre
Deputato dal 2008, rieletto nel febbraio 2013
 
Una bussola virtuale dell´economia reale
Questo sito è a disposizione di chi voglia affrontare i temi del nostro tempo, con la curiosità per il mondo
 
La soluzione più conveniente non è sempre quella liberistica del lasciar fare e del lasciar passare, potendo invece essere, caso per caso, di sorveglianza o diretto esercizio statale o comunale o altro ancora. Di fronte ai problemi concreti, l´economista non può essere mai né liberista né interventista, né socialista ad ogni costo.
Luigi Einaudi
 



24/04/2017 M.Causi
Colosseo: perché il Parco è da difendere

Passeggiando sui Fori Imperiali verso il Colosseo tutti i romani sanno che c´è archeologia sia a destra che a sinistra. Forse non tutti i romani sanno che l´archeologia sulla destra - insieme al Colosseo - è gestita dallo Stato, quella sulla sinistra dal Campidoglio. I turisti lo sanno bene: devono pagare due biglietti dopo due file talvolta snervanti. Penso che in molti (italiani, stranieri e anche romani in visita ai beni culturali della loro città) si domandino il perché di questa stranezza, una vera assurdità. In altre città non è così: esistono biglietti integrati, stabili accordi di collaborazione fra Stato e Comuni.

A Roma la convivenza è sempre stata difficile. Solo a Roma una Soprintendenza comunale ai beni culturali si affianca alle Soprintendenze statali. Nel secondo decreto per Roma Capitale (2012) venne creata la "Conferenza delle Soprintendenze". Il progetto principale era un Consorzio fra Stato e Comune per la gestione integrata delle aree archeologiche centrali. Sono stato relatore in Parlamento del decreto e nel 2015 sono stato testimone del suo fallimento. La chiusura venne dalle strutture comunali, a fronte di aperture di quelle ministeriali.

Oggi lo Stato ha deciso di rinnovare la gestione del "pezzo" di archeologia romana di sua diretta competenza e il Comune ha deciso di opporsi a questa riforma, già applicata con successo in tante parti d´Italia (la Reggia di Caserta valga come esempio). Il mio commento sarebbe: nulla di nuovo sotto il sole. Roma però non è una città qualsiasi. La riforma "Franceschini" deve superare a Roma la vera prova del fuoco.

Tutela dei beni culturali e loro gestione sono missioni diverse, in particolare se la gestione riguarda attrattori con milioni di visite l´anno. La gestione richiede organizzazione, tecnologie e professionalità specifiche. Si è cominciato con le Soprintendenze autonome (1998). Oggi si creano nuove entità che hanno la gestione come missione principale. Fra queste il Parco archeologico del Colosseo. E´ un passo avanti, così come la scelta dei direttori tramite bandi internazionali.

Dov´è il problema? La conservazione del patrimonio a Roma esprime fabbisogni ingenti. La Soprintendenza "multifunzione" del 1998 li ha garantiti con le entrate di gestione dei siti. La separazione fra le due entità genera incertezza. Bene ha fatto il ministro a dichiarare che nulla cambierà. Meglio ancora si potrebbe fare scrivendo norme più cogenti sia nel decreto istitutivo del Parco sia in quello che dovrà definire la nuova Soprintendenza speciale dedicata a tutela, restauro, conservazione.

I modelli di gestione sono molto diversi fra Stato e Comune. Passeggiando sui Fori verso il Colosseo, a destra i servizi aggiuntivi sono affidati con gara a soggetti industriali di livello nazionale, a sinistra senza gara a una municipalizzata del Comune. Non credo che il Comune possa affermare che il suo modello sia più efficiente/efficace. E neppure lo Stato: non è mai stato effettuato un confronto fra i due modelli. Quando smetteranno di litigare, Stato e Comune dovrebbero affidare uno studio su questo punto a un soggetto indipendente che goda della fiducia di entrambi.

Marco Causi

 

 



 
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