Roma, 19 Agosto 2017  
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Marco Causi
Professore di Economia politica, Facoltà di Economia "Federico Caffè", Università Roma Tre
Deputato dal 2008, rieletto nel febbraio 2013
 
Una bussola virtuale dell´economia reale
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La soluzione più conveniente non è sempre quella liberistica del lasciar fare e del lasciar passare, potendo invece essere, caso per caso, di sorveglianza o diretto esercizio statale o comunale o altro ancora. Di fronte ai problemi concreti, l´economista non può essere mai né liberista né interventista, né socialista ad ogni costo.
Luigi Einaudi
 



29/03/2017 M.Causi
La crescita dell´Italia conviene a tutti

Agli occhi di molti la discussione sul Documento di Economia e Finanza (DEF), che il governo deve mandare in Parlamento entro il 10 aprile e poi a Bruxelles entro il 30, sembra confusa e poco comprensibile. Io credo che ciò sia conseguenza di due questioni. La prima è che il DEF deve affrontare, su due distinti piani, non solo una piccola correzione dei conti pubblici nel corso del 2017 ma anche le strategie a medio termine per la legge di bilancio del 2018. La seconda  è che il permanente scontro politico in atto in Italia, aggravato purtroppo negli ultimi tempi dallo scontro all´interno del centrosinistra, offusca all´opinione pubblica alcuni importanti risultati positivi ottenuti dall´azione di governo, grazie ai quali i dilemmi che il DEF dovrà sciogliere potrebbero alla fine dei conti diventare meno complicati.

Comincio dal secondo punto. Ci sono due notizie positive: il PIL sta andando lievemente meglio del previsto; le entrate tributarie stanno crescendo grazie all´efficacia di numerose riforme attuate negli ultimi anni. Con la fine del segreto bancario e la "voluntary disclosure" 60 miliardi di base imponibile sono definitivamente emersi e messi "in chiaro": ciò produce effetti di gettito permanenti, al di là dell´una tantum richiesta per la regolarizzazione. Con l´estensione (ancora non completa) della fatturazione elettronica e lo "split payment" dell´IVA sulle fatture alla pubblica amministrazione l´IVA sugli scambi interni è cresciuta di 8,4 miliardi nel 2016 (più 9 per cento). Poiché al centro dell´evasione fiscale c´è l´IVA, con un gap di circa 40 miliardi che si riverbera poi sulle imposte dirette, si può ben dire che i provvedimenti avviati dai due precedenti governi a partire dalla delega fiscale stiano finalmente producendo effetti strutturali nella lotta all´evasione. Infine va ricordata una riforma di dimensioni più marginali, ma che potrebbe adesso tornare utile: la nuova accisa sui tabacchi, varata lungo il 2015, ha reso l´imposta sui prodotti da fumo più equilibrata e flessibile, più simile nel funzionamento a quelle vigenti nel resto d´Europa, anche se il carico fiscale medio su questi prodotti e il loro prezzo di mercato restano in Italia molto più bassi.

Veniamo adesso al DEF. Le buone notizie che ho appena descritto dovrebbero agevolare la correzione dei conti in corso d´anno, forse riducendone anche la dimensione, e fornire un apporto positivo nei prossimi anni. Non bastano però a risolvere il problema di medio termine, dal 2018 in poi. Qui le questioni di maggiore rilievo sono due: gli obiettivi da concordare con l´Unione Europea, le clausole di salvaguardia (cioè il paventato aumento indiscriminato dell´IVA). E´ evidente che l´obiettivo di un deficit 2018 dell´1,2 per cento del PIL sia da ricontrattare e da portare il più vicino possibile al 2 per cento: Padoan è impegnato in una trattativa proprio su questo punto. Non conviene a nessuno in Europa che l´Italia torni in recessione per effetto di inutile "austerity". La stessa Commissione Europea ha stimato che, in conseguenza del peso dell´Italia e della sua interdipendenza con gli altri paesi, una nuova recessione italiana (con crisi del debito pubblico) costerebbe agli altri paesi mezzo punto di crescita per due anni.

Sulle clausole di salvaguardia va fatta chiarezza: non sono un´eredità dei governi di questa legislatura, furono in verità introdotte in uno degli ultimi decreti Berlusconi-Tremonti (n. 138 dell´agosto 2011). Monti le ha mantenute, pur ridisegnandole. Letta e Renzi le hanno limate e hanno evitato anno dopo anno che scattassero in via automatica. Può darsi che anche nel 2018 - una volta modificato l´obiettivo di deficit e registrato (e rafforzato) l´aumento delle entrate tributarie derivante dalla riduzione dell´evasione IVA - una nuova soluzione parziale sia raggiungibile, rimandando alla prossima legislatura la soluzione definitiva.

Resta il fatto, tuttavia, che la manovra per il 2018 non potrà non contenere azioni di spesa aggiuntiva a sostegno della crescita e dell´occupazione (sgravi di imposte e contributi sul lavoro, soprattutto per i giovani; aumento degli investimenti pubblici). Con quali coperture finanziarie? Saranno sufficienti l´aumento strutturale delle entrate e i proventi di ulteriori misure anti-evasione? Su questi nodi dovrà esprimersi il DEF che Gentiloni e Padoan stanno preparando. Un potenziale bacino di risorse aggiuntive potrebbe derivare dallo sfoltimento dei numerosi − e non sempre efficaci − regimi di agevolazione tributaria, partendo anche qui dall´IVA. Finanziare in questo modo una riduzione del carico tributario e contributivo sul lavoro ha effetti positivi non solo sulla crescita ma anche sulla distribuzione del reddito: il beneficio netto andrebbe a vantaggio del 50 per cento delle famiglie meno ricche del paese, con benefici crescenti al diminuire del reddito.

Può sembrare politicamente ingiusto che un governo che ha soltanto un anno di vita residua sia tenuto a produrre strategie a medio termine, a pochi mesi dalla scadenza elettorale. E però pensiamo per un attimo allo scenario alternativo, di un governo che dovesse annunciare che ogni decisione viene rimandata alla futura legislatura, lasciando incertezza su clausole di salvaguardia e rispetto degli obiettivi di bilancio. Non è difficile prevedere una veloce ventata di sfiducia, con l´aumento dei tassi di interesse sul debito pubblico italiano. Il costo politico sarebbe, ovviamente, comunque a carico del PD e del centrosinistra. E´ meglio in tutti i sensi dimostrare che PD e centrosinistra sono in grado di progettare il futuro. In questo passaggio l´Europa deve aiutare l´Italia; mai come adesso però  l´Italia deve mostrarsi in grado di aiutare sé stessa.

 



 
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