Roma, 13 Dicembre 2017  
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Marco Causi
Professore di Economia politica, Facoltà di Economia "Federico Caffè", Università Roma Tre
Deputato dal 2008, rieletto nel febbraio 2013
 
Una bussola virtuale dell´economia reale
Questo sito è a disposizione di chi voglia affrontare i temi del nostro tempo, con la curiosità per il mondo
 
La soluzione più conveniente non è sempre quella liberistica del lasciar fare e del lasciar passare, potendo invece essere, caso per caso, di sorveglianza o diretto esercizio statale o comunale o altro ancora. Di fronte ai problemi concreti, l´economista non può essere mai né liberista né interventista, né socialista ad ogni costo.
Luigi Einaudi
 



09/03/2017 M.Causi
Le tasse non sono tutte uguali

democratici e le tasse

La legislatura cominciata nel 2013 ha portato molte novità in campo tributario. La principale rappresenta un fatto davvero storico: la fine del segreto bancario e la firma degli accordi multilaterali e bilaterali (compresi Svizzera e Panama) che consentono la tracciabilità dei movimenti finanziari. Un nuovo mondo in cui a tutti conviene la trasparenza fiscale: i pochi rimanenti paradisi sono molto rischiosi per le somme lì inviate - rischi finanziari, costi esorbitanti e rischi penali legati al nuovo reato di autoriciclaggio.

In questo nuovo mondo anche l´amministrazione tributaria deve cambiare verso, passare da una cultura punitiva ex post a prassi di collaborazione ex ante che incentivino la fedeltà dei contribuenti e riducano i costi degli adempimenti. Lo abbiamo fatto con la delega fiscale, predisposta in Parlamento durante il governo Letta e attuata dal Governo Renzi quasi interamente (mancano all´appello la riforma del catasto e la riorganizzazione delle agenzie fiscali). Da lì nascono dichiarazione precompilata e fatturazione elettronica, tutoraggio delle imprese e riforma degli interpelli.

Classificando il bonus Irpef come taglio dell´imposta, la pressione fiscale è scesa da 43,6 per cento nel 2012 a 42,3 nel 2016. Un risultato notevolissimo, che ha beneficiato in parte le famiglie e in parte le imprese. A queste sono stati forniti potenti incentivi a investire: aliquota al 24 per cento; detrazione per gli apporti di capitale, per la prima volta estesa anche alle piccole e micro imprese; super-ammortamento.

Molto però resta da fare, sia nell´ultimo scorcio di legislatura sia nel medio termine. A livello europeo e internazionale si giocano partite importanti quanto quella del segreto bancario. In prima linea ci sono i nuovi strumenti per contrastare l´elusione fiscale delle grandi multinazionali e l´importante proposta italiana per un´imposta europea armonizzata sulle banche. L´imposta servirebbe a finanziare i salvataggi delle banche in crisi, evitando così di caricarli sui contribuenti, e un sussidio europeo di disoccupazione. Sarebbe un decisivo passo avanti per l´integrazione dei paesi euro (geometria variabile). Grazie alla Brexit l´obiettivo è oggi più a portata di mano, visto che è stato proprio il Regno Unito a opporsi da sempre all´armonizzazione fiscale.

Il PD è il partito della responsabilità fiscale, quello che dice la verità ai cittadini: per ridurre gradualmente e senza macelleria sociale il nostro enorme debito dobbiamo mantenere a lungo nel tempo un adeguato avanzo dei conti pubblici. Non possiamo allontanarci da questa posizione, e non per astratti motivi di rigorismo bensì perché il mercato politico italiano è già strapieno di proposte fiscalmente irresponsabili e se noi cedessimo verso quelle posizioni faremmo un favore ai nostri avversari: l´originale, si sa, è sempre meglio della copia.

Qui c´è un punto importante anche per la nostra discussione congressuale. La riduzione della pressione fiscale deve continuare, insieme alla razionalizzazione della spesa pubblica, ma non dobbiamo dare l´impressione che le tasse per noi siano tutte uguali e che vadano abbassate indistintamente. Le tasse più importanti da limare in vista di crescita ed equità sono quelle su lavoro e impresa. Visto che sul versante impresa abbiamo già fatto molto, dovremmo adesso concentrarci sul lavoro. Nell´immediato, come stanno studiando Gentiloni e Padoan, con la riduzione dei contributi sociali. Nel medio periodo con un programma pluriennale sull´Irpef.

La riduzione delle tasse sul lavoro ha effetti positivi anche se è ottenuta, parzialmente o totalmente, con una ricomposizione del prelievo. Ricomporre il prelievo fiscale in modo che sia sempre più growth friendly è una delle raccomandazioni che ci viene dall´Europa. Diversamente da altri, questo indirizzo non è frutto di stupidità burocratica, e sbaglieremmo a pensarla così: è una linea coerente con le migliori pratiche internazionali e con l´ispirazione ideale e valoriale del PD, un partito che vuole portare l´Italia verso più crescita e minori diseguaglianze.

 



 
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