Roma, 09 Dicembre 2019  
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Marco Causi

Professore di Economia industriale e di Economia applicata, Dipartimento di Economia, Università degli Studi Roma Tre.
Deputato dal 2008 al 2018.

La soluzione più conveniente non è sempre quella liberistica del lasciar fare e del lasciar passare, potendo invece essere, caso per caso, di sorveglianza o diretto esercizio statale o comunale o altro ancora. Di fronte ai problemi concreti, l´economista non può essere mai né liberista né interventista, né socialista ad ogni costo.
Luigi Einaudi
 



08/06/2013 M.Causi
Come abbassare l´addizionale Irpef ai romani? Basta chiudere l´ufficio del commissario straordinario
(Public Policy) - 3 giugno. 
Porre fine alla gestione commissariale del debito di Roma Capitale. Sottoscrizione tra il ministero dell´Economia e il Comune di Roma di un piano di rientro del debito. Istituzione di un sistema di monitoraggio periodico che preveda verifiche semestrali e annuali e un tavolo tecnico presso il Mef. Istituzione di un ufficio per l´attuazione del piano di rientro dell´indebitamento che svolga compiti di assistenza alla ragioneria e all´avvocatura di Roma capitale per la gestione dei contenziosi. È quanto prevede la proposta di legge del deputato Pd Marco Causi´Conclusione della gestione commissariale e disciplina del piano di rientro dall´indebitamento del Comune di Roma´. La pdl (atto Camera 149), recentemente depositata e stampata, arriva poco prima del ballottaggio tra il sindaco uscente Gianni Alemanno e il candidato del Pd Ignazio Marino. 
Causi, che è stato assessore al Bilancio del Comune di Roma dal 2001 al 2008 durante il mandato di Walter Veltroni, nella lunga relazione alla proposta - composta di tre articoli - contesta la necessità del commissariamento causato ´non dal sovraindebitamento nato dalle precedenti amministrazioni (Rutelli-Veltroni; Ndr) ma dal mancato trasferimento di ingenti risorse dal parte della Regione Lazio soprattutto in materia di trasporto pubblico locale´. ´In realtà - spiega Causi a Public Policy - quella è una proposta presentata nella scorsa legislatura alla cui relazione tengo molto. Sono stato messo in croce nella pubblica piazza per anni come il responsabile del debito della giunta Veltroni. La relazione è una specie di controinformazione, dove racconto la mia versione dei fatti e per scriverla mi sono avvalso di insigni consulenti. E ho ragione io´, rivendica. ´Con la riunificazione delle due gestioni, quella ordinaria e quella straordinaria - puntualizza - si ridurrebbero le inefficienze, le opacità, il peso dell´indebitamento sulla finanza pubblica. Infine - dice - la riunificazione delle due gestioni potrebbe consentire la riduzione dell´addizionale comunale Irpef´ (ora allo 0,4%, decisa dalla giunta comunale come compartecipazione al piano di rientro per il pagamento dei debiti), quella che Alemanno chiama ´Veltron tax´ e che in realtà è una Tremonti-Alemanno tax. Sul fronte della gestione dei beni immobiliari, il deputato accusa: ´Non c´è stata accelerazione nei processi di valorizzazione dei depositi dell´Atac o per esempio sulle aree ex Sdo della stazione Tiburtina. Poi il buco dell´acqua sulla vendita delle caserme. Su questi fronti si è proceduto molto lentamente´. 
LA PROPOSTA DI LEGGE ´La crisi di liquidità - si legge nel documento - non aveva in origine una solida motivazione poiché una crisi di liquidità del Comune indotta dalla crisi finanziaria della Regione Lazio è stata scambiata per una crisi di tipo strutturale´. Il che ha comportato, riferisce ancora nella relazione, ´una perdita di efficienza e trasparenza e di autonomia nella gestione finanziaria della Capitale; ha generato un´abnorme superfetazione normativa con provvedimenti che si sono rincorsi e accavallati per tre anni e mezzo fino al settembre 2011; ha prodotto un´allocazione inefficace e distorta delle risorse aggiuntive per finanziare il piano di rientro a carico sia della finanza statale sia dei contribuenti romani´. Conclusioni: ´Il ritorno a una gestione unitaria dell´intero bilancio invece restituirebbe autonomia e margini di manovra per l´amministrazione´. 
UNA SCELTA INADEGUATA Nell´aprile del 2008 con la vittoria di Alemanno, ´la nuova maggioranza denunciò l´eredità di un debito insostenibile´. Con il sostegno del Governo Berlusconi si scelse la strada della gestione separata. Una situazione simile, si apprende dalla relazione, si era verificata con i debiti della Regione Lazio nel settore della sanità. Ma mentre nel caso della Regione Lazio ´fu fatta una scelta di continuità amministrativa, assumendo il debito esistente e cercando con l´aiuto del governo nazionale le forme migliori per onorarlo e per evitare che se ne formasse uno nuovo´, per il Comune di Roma la scelta fu opposta. Con una serie di interventi, nel corso della XVI legislatura vengono riservati interi capitoli per le misure urgenti di Roma Capitale: ´Il sindaco è nominato commissario straordinario, e assume in un bilancio separato rispetto a quello della gestione ordinaria tutte le entrate di competenza e tutte le obbligazioni assunte alla data del 28 aprile 2008´. Tuttavia la separazione crea, secondo quanto scrive Causi, ´un complicato intreccio tra le due gestioni che vantano crediti e debiti l´una con l´altra, e fa emergere un contenzioso amministrativo tra l´amministrazione comunale e i creditori´. Nasce un ´mostro giuridico´ sul quale il Governo e il Parlamento dovranno più e più volte intervenire creando così un precedente che potrebbe diventare pericoloso perché ´in ogni ente territoriale ad alternanza il vincitore del confronto potrebbe essere spinto ad adottare una strategia elusiva non facendosi carico degli effetti amministrativi delle azioni del predecessore. Ogni ente diverrebbe un ´caso´ a se stante, bisognoso di continui interventi normativi del legislatore nazionale, come dimostra quello romano´. Secondo il deputato del Pd invece ´andrebbe previsto un sistema di regole che con progressività induca l´ente a rientrare nella normalità´. ´Lo schema - suggerisce - è quello dei piani di rientro per i disavanzi della sanità´. 
LA CAUSA DEL DEBITO ´Nel corso del biennio 2006-2007 - prosegue la relazione - il Comune di Roma ha aumentato la sua esposizione debitoria nei confronti della Regione Lazio la quale aveva cessato per effetto della sua crisi di bilancio di trasmettere i contributi di legge dovuti, in particolare nel settore del trasporto pubblico locale, costringendo il Comune ad anticipare somme notevoli (1 miliardo e 200 milioni di euro) senza considerare però che l´emergenza finanziaria registrata dalla nuova giunta romana derivava non tanto dal debito quanto dalla crisi di liquidità´. Nel 2008 il governo Berlusconi nomina Alemanno commissario straordinario, successivamente sostituito da altri commissari, due per la precisione le cui vicende saranno oggetto di un ricorso al Tar. La relazione di Causi elenca il flusso di denaro che arriva a Roma per ripianare il debito: nel 2008, 300 milioni vengono finanziati dallo Stato, mentre 500 vengono anticipati dalla Cassa depositi e prestiti; nel 2009 500 milioni arrivano dal Fondo per le aree sottoutilizzate, e dal 2010 altrettanti nell´ambito delle risorse disponibili per il federalismo fiscale; a partire dal 2011 300 milioni di euro arrivano dal finanziamento statale mentre 200 milioni di euro attraverso la compartecipazione del Comune di Roma. Fu in questo periodo che il sindaco aumentò l´addizionale comunale dell´Irpef allo 0,4% come quota di compartecipazione al piano di rientro. 
UN COMMISSARIO CHE COSTA PIÙ DELL´ASSESSORATO ´La gestione straordinaria - scrive Causi - si è rivelata inefficiente poiché non ha prodotto nessun valore aggiunto nello smaltimento del debito ma ha creato problemi tali da richiedere l´intervento del giudice´. Si è rivelata inoltre ´molto costosa´: secondo il comma 13 ter dell´articolo 14 del dl 78/2010 ´le spese di funzionamento su base annua non possono superare i 2,5 milioni di euro´ mentre il compenso del commissario straordinario, stabilito con Dpcm, è stabilito in misura tale da ´non superare il costo complessivo annuo del personale dell´amministrazione di Roma capitale incaricato della gestione di funzioni transattive´. Insomma, ´il supercommissario potrebbe prendere uno stipendio pari alla massa stipendiale dell´intera avvocatura del Comune´. ´Perché - chiede Causi - per l´ufficio del commissario straordinario è necessaria una somma cinque volte superiore al costo dell´assessorato al Bilancio del Comune? Gli uffici del Comune, magari potenziati, non potrebbero gestire almeno in parte queste attività?´. 
PER USCIRE DALLA CONFUSIONE Per il deputato del Pd è necessario superare la gestione straordinaria, ristabilire la gestione unitaria od ordinaria del bilancio e applicare un sistema di regole che stimoli l´ente a uscire dalla crisi con piani di rientro. In tre articoli Causi propone: la fine della gestione commissariale; la disciplina e la sottoscrizione tra Comune di Roma e Mef di un piano di rientro (triennale a scorrimento); un sistema di monitoraggio periodico. L´istituzione di un ufficio per l´attuazione di un piano di rientro dell´indebitamento che svolge compiti di assistenza alla ragioneria e all´avvocatura di Roma Capitale per la gestione dei contenziosi e delle attività di natura finanziaria che fanno parte del piano di rientro. 
 

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