Roma, 09 Dicembre 2019  
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Marco Causi

Professore di Economia industriale e di Economia applicata, Dipartimento di Economia, Università degli Studi Roma Tre.
Deputato dal 2008 al 2018.

La soluzione più conveniente non è sempre quella liberistica del lasciar fare e del lasciar passare, potendo invece essere, caso per caso, di sorveglianza o diretto esercizio statale o comunale o altro ancora. Di fronte ai problemi concreti, l´economista non può essere mai né liberista né interventista, né socialista ad ogni costo.
Luigi Einaudi
 



26/01/2012 M.Causi
Rifiuti a Roma: i risultati 2001-2008 e i passi indietro negli anni successivi
Presentando il nuovo piano rifiuti della Regione, la Presidente Polverini si è lasciata andare a dichiarazioni che meritano una risposta. Anche in questo campo, infatti, come in altri, lo scaricabarile dei dirigenti del centro-destra romano e laziale, oltre ad essere ormai davvero stucchevole, copre una preoccupante assenza di strategia per la soluzione dei problemi concreti della città.
Il piano dei rifiuti della polverini si basa interamente sulle decisioni impiantistiche già avviate dalle precedenti amministrazioni del Comune di Roma e della stessa Regione e non contiene nulla in più. Nulla per assicurare un reale incremento della raccolta differenziata. Nulla per integrare le decisioni impiantistiche ereditate dal passato. E nulla per garantire che Roma e il Lazio non cadranno nello scenario drammatico dell´emergenza rifiuti per colpa dell´insufficiente ritmo di crescita della raccolta differenziata e del sottoutilizzo degli impianti esistenti.
Ecco i fatti.
I rifiuti solidi urbani (RSU) prodotti a Roma e smaltiti in discarica sono sempre cresciuti, anno dopo anno, per tanti decenni. Hanno raggiunto il livello massimo nel 2005 (1,48 milioni di tonnellate) e, per la prima volta nella storia, hanno cominciato a scendere nel 2006, 2007 e 2008 (rispettivamente 1,43, 1,36, 1,22 milioni di tonnellate. Questi numeri raccontano l´impegno dell´amministrazione Veltroni per l´aumento della raccolta differenziata, cresciuta da 120 mila tonnellate a quasi 290 mila fra 2001 e 2008. In percentuale sul totale dei rifiuti prodotti il salto fra 2001 e 2008 è da 8 a 19,5 per cento.
E riflettono anche l´impegno per aumentare il volume dei rifiuti indifferenziati da sottoporre a trattamento e, successivamente, a termovalorizzazione. Gli RSU indifferenziati di Roma portati a trattamento, pari a zero all´inizio del decennio, sono arrivati a oltre 200 mila tonnellate nel 2008.
In corrispondenza a tale impegno, gli anni dell´amministrazione Veltroni (con Storace prima e Marrazzo dopo alla guida della Regione) sono stati determinanti per avviare a superamento la storica sotto-infrastrutturazione della città in materia di impiantistica ambientale, con il pieno coinvolgimento non solo delle imprese già esistenti e specializzate del settore privato ma anche, per la prima volta nella storia della città, delle imprese pubbliche locali. Durante gli anni di Veltroni sono stati aperti due impianti di trattamento (Ama Rocca Cencia e Malagrotta Colari) e ne sono stati messi in costruzione altri due (Ama Salario e Malagrotta Colari 2). E´ stato aperto da Ama uno dei più grandi impianti di compostaggio d´Europa.
Ma soprattutto e´ stata avviata una fondamentale programmazione per gli impianti di termovalorizzazione-gasificazione: sul versante pubblico con l´impegno di Acea − che ha acquistato un impianto già esistente a San Vittore ed è stata autorizzata alla costruzione in quel sito di altri due impianti, oggi completati, oltre ad aver acquistato un impianto già esistente a Paliano, oggi inserito in modo strategico nella programmazione del ciclo dei rifiuti dell´ATO romana - e sul versante privato con l´autorizzazione di due impianti a Malagrotta.
Ama e Acea insieme si sono inoltre fatte promotrici nel 2007 del nuovo progetto, a maggioranza pubblica, per l´impianto di Albano, che è oggi cruciale per la chiusura del ciclo dei rifiuti della città. E hanno avanzato, fin dal 2006 e poi ancora nel 2007, un progetto industriale per il salvataggio di Gaia e per il mantenimento del polo di Colleferro all´interno della rete impiantistica pubblica: quel progetto è stato colpevolmente rifiutato dall´allora commissario liquidatore dell´azienda.
Roma è stata, nel 2003, la prima grande città italiana ad adottare la Tariffa rifiuti in sostituzione della Tarsu, tutelando le famiglie numerose e a basso reddito con un sistema di detrazioni ed esenzioni articolato intorno alla numerosità del nucleo familiare.
Dopo il 2008 si sono fatti preoccupanti passi indietro su tutti i fronti. Nonostante che, a causa della crisi economica, la produzione complessiva di RSU si sia ridotta, la quantità di rifiuti conferiti in discarica è clamorosamente tornata a crescere, fino a circa 1,3 milioni di tonnellate. La percentuale di differenziata, sulla spinta dell´esperienza maturata negli anni precedenti, ha continuato a crescere e nel 2010 ha raggiunto il 22 per cento. Si è ridotto però il volume dei rifiuti trattati, crollato nel 2009 e non ancora tornato ai livelli del 2008 in base agli ultimi dati disponibili.
Insomma, chi ha gestito il ciclo dei rifiuti a Roma dopo il 2008 non è stato capace di far funzionare a pieno ritmo gli impianti esistenti. Non è stato in grado di collocare la soluzione del tema dei rifiuti romani all´interno di un armonico sviluppo impiantistico nell´intero Lazio, le cui basi erano state poste dalle precedenti amministrazioni. Ed ha usato troppo la discarica, sia al confronto con i dati storici sia al confronto con gli obiettivi programmatici (mai realizzati).
E ciò è avvenuto nonostante incrementi tariffari pari a circa il 25 per cento fra 2008 e 2011 (100 milioni in più attribuiti ad Ama). Il contratto di servizio di Ama è ancora oggi quello del 2004 e la nuova amministrazione non è stata neppure in grado di innovarlo sulla base degli indirizzi di riforma approvati dal Consiglio Comunale nel 2007. Gli indicatori di qualità del servizio, monitorati dall´apposita Agenzia comunale, sono tutti drasticamente diminuiti a partire dal terzo trimestre del 2008 e per tutta la prima parte del 2009, solo durante il 2010 sono tornati al livello del 2007, per poi declinare nuovamente durante il 2011. Una domanda è d´obbligo: come sono stati usati quei cento milioni in più all´anno di tariffa pagata dai romani?
 

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