Roma, 21 Agosto 2018  
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Marco Causi

Professore di Economia industriale e di Economia applicata, Dipartimento di Economia, Università degli Studi Roma Tre.
Deputato dal 2008 al 2018.

La soluzione più conveniente non è sempre quella liberistica del lasciar fare e del lasciar passare, potendo invece essere, caso per caso, di sorveglianza o diretto esercizio statale o comunale o altro ancora. Di fronte ai problemi concreti, l´economista non può essere mai né liberista né interventista, né socialista ad ogni costo.
Luigi Einaudi
 



20/05/2010 M.Causi
La Lega perde il Po ma si tiene il Garda
 Carroccio sacrifica sull´altare del federalismo demaniale il Po ma riacquista il lago di Garda. Grazie a un emendamento al primo decreto attuativo che assegna i laghi «interregionali» alle regioni su cui insistono, in presenza di un´intesa tra le stesse. Laddove i fiumi che attraversano più di un territorio restano allo stato.
La disposizione introdotta ieri varrà per il bacino che bagna Lombardia, Veneto e Trentino Alto Adige. Ma, nonostante i propositi del Carroccio, difficilmente interesserà il lago Maggiore visto che una delle sue rive bagna la Svizzera.
In ogni caso si tratta solo dell´ultima modifica in ordine di tempo subita dal provvedimento che oggi otterrà il via libera definitivo del Consiglio dei ministri. A precederla di qualche ora erano stati, da un lato, l´innalzamento dal 15% al 25% della quota di proventi delle vendite dei beni trasferiti che andrà usata per
abbattere il debito pubblico centrale con il contestuale abbassamento dall´85% al 75% di quella dedicata a puntellare i debiti locali. E, dall´altro, l´esclusione degli enti in dissesto dal processo di attribuzione dei cespiti statali e l´eliminazione dalla contesa dei parchi e delle riserve naturali oltre che dei giacimenti petroliferi e
degli impianti di estrazione o di stoccaggio del gas naturale.
Tutte dimostrazioni di come, con il contributo dell´opposizione, il decreto legislativo sia profondamente mutato rispetto a quello approvato in prima lettura a palazzo Chigi il 17 dicembre scorso. Diverso è innanzitutto il procedimento per il decentramento «a titolo non oneroso» dei beni statali al fine di conseguirne la «valorizzazione». Fermo restando che sarà uno o più decreti del presidente del consiglio a dover decidere entro sei mesi l´elenco dei beni da dismettere e i possibili destinatari, gli enti assegnatari avranno il doppio del tempo (60 anziché 30 giorni) per chiederne l´attribuzione all´Agenzia del demanio, specificando inoltre cosa intenderanno farne. Demanio che dovrà gestire e far fruttare i cespiti rimasti inoptati. La procedura andrà ripetuta con cadenza biennale qualora dovessero emergere nuove disponibilità. Per alcune categorie di beni, però, il destino appare chiaro sin d´ora. A fronte della genericità contenuta nella versione originaria del decreto. Dei fiumi e laghi interregionali si è detto; più in generale, l´intero demanio
idrico andrà alle regioni, ma una parte dei canoni verrà riservata alle province che si vedranno recapitare anche le miniere e i piccoli bacini chiusi. Nota è pure la sorte delle spiagge: se le vedranno recapitare le regioni. Sebbene i relatori in commissione Massimo Corsaro (Pdl) e Marco Causi (Pd) abbiano invitato
l´esecutivo a varare una legislazione quadro sui canoni per le concessioni agli stabilimenti balneari e auspicato che una parte degli introiti derivanti dai canoni vada ai comuni. Fatta eccezione per il demanio idrico, marittimo e aeroportuale e le altre poste esentate dai dpcm, i beni trasferiti finiranno nel patrimonio disponibile di regioni, province, comuni e città metropolitane. Che, in ultima istanza, potranno anche venderli. Eventualmente ricorrendo ai fondi immobiliari. Proprio i fondi sono l´aspetto su cui il cesello parlamentare ha inciso di più, dal momento che è scomparsa la delega a uno o più regolamenti di riordino. E, soprattutto, le loro porte sono state spalancate alla Cassa depositi e prestiti.
 

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