Roma, 09 Dicembre 2019  
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Marco Causi

Professore di Economia industriale e di Economia applicata, Dipartimento di Economia, Università degli Studi Roma Tre.
Deputato dal 2008 al 2018.

La soluzione più conveniente non è sempre quella liberistica del lasciar fare e del lasciar passare, potendo invece essere, caso per caso, di sorveglianza o diretto esercizio statale o comunale o altro ancora. Di fronte ai problemi concreti, l´economista non può essere mai né liberista né interventista, né socialista ad ogni costo.
Luigi Einaudi
 



31/03/2009 M.Causi
La finanza del Comune e il "buco a prescindere"
Ecco le mie precisazioni pubblicate da "La Repubblica" in merito ad un fondo di Massimo Riva.
Secondo Massimo Riva su Repubblica del 24 marzo il Comune di Roma ha effettuato "una complessa ristrutturazione del debito, che, pur allungando le scadenze fino al 2048, comporta un micidiale appesantimento degli oneri per interessi", con la conseguenza di un aumento della spesa di 200 milioni nel 2009.
Questi numeri non tornano. Tutto quello che è successo è che, in virtù del semplice spostamento da novembre a gennaio della data di pagamento della cedola annuale di un Eurobond emesso dal Comune, è stata piuttosto la spesa 2008 a diminuire di circa 92 milioni fra capitale e interessi rispetto all´anno precedente. Nel 2009 la spesa è quindi tornata ad avere la stessa struttura del 2007. Se si confronta la spesa del 2007 con quella del 2009 si scopre che non c´è molta differenza, fatta eccezione per i costi aggiuntivi legati ai cantieri delle metropolitane. Ritengo, anzi, che in virtù della forte riduzione dell´Euribor avvenuta di recente, la spesa per interessi 2009 potrebbe essere addirittura inferiore a quanto previsto. Ma questo i cittadini romani rischiano di non saperlo mai, fin quando il Comune non darà seguito alla richiesta (approvata dall´intera Camera dei Deputati) di pubblicare, insieme al bilancio ordinario, anche i conti della gestione commissariale, dove oggi è "segregato" il debito storico.
Quanto ai derivati, si diceva che avevano aperto una falla nei conti dei Comuni quando l´Euribor era al 5%. Se fosse stato vero, specularmente, un Euribor sotto al 2% qual è quello attuale dovrebbe invece − e l´ha notato il Ministro Tremonti - generare profitti per gli enti locali. Possibile che questi "buchi" rimangano tali qualunque sia il livello dei tassi d´interesse? Evidentemente no, ma l´insistenza della campagna mediatica contro i Comuni fa sospettare che si sia deciso a priori che il buco, come diceva Totò, debba esserci "a prescindere".
Fin qui la precisazione che "La Repubblica" ha pubblicato martedì 31 marzo. Ma, per capire un po´ meglio, aggiungo qualche altra considerazione.
Tasso fisso o tasso variabile? Cosa c´è dietro i contratti swap sui tassi d´interesse?
Qualsiasi famiglia che ha comprato casa negli ultimi quindici anni ha dovuto affrontare il problema: è meglio un mutuo a tasso fisso oppure uno a tasso variabile?
La questione è assolutamente empirica, e non teorica. In teoria, se i mercati finanziari fossero perfetti, non ci sarebbe alcuna differenza fra tasso fisso e tasso variabile: il tasso fisso di un BTP o di un Bond trentennale equivarrebbe alla "giusta" serie dei tassi variabili che incorporano le "corrette" previsioni. Insomma, se i mercati fossero perfetti, nel lungo periodo dovrebbe essere ugualmente costoso indebitarsi con tasso fisso o con tasso variabile.
Ma i mercati non sono perfetti, e le traiettorie di tassi fissi e tassi variabili possono divergere anche per lunghi periodo di tempo. L´evidenza empirica ci dice che negli ultimi quindici anni, soprattutto in Europa, il tasso fisso è sempre stato, a posteriori, più alto di quello variabile. Insomma, chi si è indebitato a tasso fisso ha pagato di più di chi si è indebitato a tasso variabile.
Veniamo ai titoli pubblici. Quelli a lungo termine, come i BTP oppure i Bond dei Comuni, sono tipicamente a tasso fisso: è il prodotto preferito dagli investitori istituzionali contrari al rischio, che tengono i soldi nel modo più "sicuro" possibile. Gli emittenti pubblici, che sono quindi specializzati ad emettere a tasso fisso per scadenze lunghe, hanno allora preso l´abitudine, fin dall´inizio del decennio, di "coprirsi" dal rischio di tasso (dal rischio cioè che i tassi variabili divergano in modo significativo da quelli fissi) tramite contratti swap.
Lo hanno fatto e lo fanno i Tesori di tutti i paesi. Anche il Tesoro della Repubblica italiana, che su contratti di questo tipo impiega flussi netti equivalenti, negli ultimi anni, all´1% dell´intera spesa per interessi sul debito pubblico. Anzi, la legge italiana rende obbligatoria questa copertura "assicurativa" per tutti gli emittenti pubblici.
Quando il Comune di Roma ha ristrutturato il suo Bond, alla fine del 2007, ha dovuto, per legge, anche ristrutturare il contratto swap sul rischio tasso.
E´ successo che amministratori poco prudenti abbiano "nascosto" in questi contratti anticipazioni più o meno generose di somme ("upfront"), da spalmare poi nel corso degli anni. Sono questi i comportanmenti sbagliati, da condannare.
Ma non è stato questo il comportamento del Comune di Roma. Che si è scrupolosamente attenuto alle leggi e ai regolamenti esistenti, ha fatto - in questa occasione come nelle altre - operazioni del tutto in linea con i regolamenti ministeriali, uguali a quelle che si fanno a via XX Settembre.
E che ha estratto un guadagno dall´operazione 2007 in un modo molto più semplice e banale: e cioè posticipando di un semestre il pagamento della prima rata.
Purtroppo, tutto ciò è ormai coperto dalla cortina del "bilancio commissariale", gestito senza alcuna trasparenza.
Voglio ricordare che il Parlamento ha votato un ordine del giorno che invita Alemanno a pubblicare, in allegato al bilancio ordinario del Comune, i rendiconti della gestione commissariale.
Sarebbe importante che tutta la stampa e l´opinione pubblica spingano affinchè questo indirizzo venga applicato. In caso contrario, saremo sempre soggetti a "rumors" e informazioni non riscontrabili, come quelle da cui ha preso le mosse l´incolpevole Massimo Riva.
 

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