Roma, 10 Dicembre 2019  
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Marco Causi

Professore di Economia industriale e di Economia applicata, Dipartimento di Economia, Università degli Studi Roma Tre.
Deputato dal 2008 al 2018.

La soluzione più conveniente non è sempre quella liberistica del lasciar fare e del lasciar passare, potendo invece essere, caso per caso, di sorveglianza o diretto esercizio statale o comunale o altro ancora. Di fronte ai problemi concreti, l´economista non può essere mai né liberista né interventista, né socialista ad ogni costo.
Luigi Einaudi
 



12/02/2009 SALVATORE BIONDO Segretario Gen. Agg. CISL Roma
LA CITTA´ ANTICICLICA
La sfida che lo sviluppo sostenibile pone alle grandi aree urbane è grandissima. Le aree urbane infatti, sono protagoniste sia delle criticità maggiori prodotte dalla recessione che delle opportunità ed occasioni di crescita più realistiche in questa fase così complessa. La città, soprattutto se si tratta di una grande area metropolitana come quella romana, è il luogo dove si concentrano università, centri di ricerca, musei e luoghi d´arte, teatri e luoghi dedicati alla musica, centri decisionali, reti di comunicazione e di informazione, strutture sportive, grandi eventi culturali e grandi strutture di servizio.
Per questi motivi le città hanno in sé stesse la capacità e la necessità di essere anticicliche, in quanto hanno bisogno per il loro funzionamento, per il soddisfacimento dei bisogni essenziali dei cittadini e delle strutture che ospitano, di grandi risorse finanziarie pubbliche e private e di un grosso capitale umano. È in questo contesto di risorse lavorative ed intellettuali che trova soluzione la questione dell´immigrazione.
Se è vero che le città diventano i luoghi moderni della produzione, allora avere la capacità di accogliere, di integrare, di riconoscere , di dare cittadinanza a persone diverse per cultura, per etnia, per credo religioso, è non solo una necessità ma il presupposto per dare credibilità alle possibilità di crescita e di sviluppo. Una metropoli attraente deve allora caratterizzarsi per una capacità di tolleranza in grado di far divenire le diversità non fonte di tensioni, di barriere, di razzismo, ma occasioni da cui far nascere nuove sinergie e nuove innovazioni, nuove cittadinanze e nuove opportunità per l´intera collettività.
E´ impensabile porsi di fronte al tema dell´immigrazione nei termini che stanno proponendo la Lega Nord e il governo Berlusconi. L´immigrazione non è un problema ma un´opportunità, una necessità, un´assicurazione sul nostro futuro.
Per questi motivi la nostra coscienza deve ribellarsi di fronte a norme moralmente inaccettabili come quella che obbliga i medici curanti a denunciare gli immigrati clandestini. L´immigrazione clandestina va combattuta non enfatizzata; dobbiamo capire che gli immigrati clandestini sono, per fortuna, solo una minoranza di coloro che arrivano nel nostro Paese. Certo se per Paese si intende quello di Lampedusa allora la pressione diventa insopportabile. Ma l´Italia non può avere problemi a gestire alcune migliaia di immigrati irregolari! Non c´è dubbio che l´effetto mediatico è più efficace se si possono mostrare agli italiani popolazioni giustamente esasperate e preoccupate che, come i cittadini di Lampedusa, da soli devono sopportare sia l´onere di essere il punto di sbarco più facile, che quello a cui si vuol far carico della gestione successiva. Per Maroni è più semplice far passare così il suo messaggio di paura. Insomma non servono le politiche della "paura" ma quelle della "fiducia". Infatti a politiche economiche che puntino allo sviluppo e a politiche sociali che puntino alla coesione, serve una mentalità positiva, serve coraggio e voglia di reagire, servono relazioni di fiducia tra chi convive negli stessi spazi. La città è anche il luogo fisico dove devono svilupparsi i servizi di pubblica utilità indispensabili per garantire la possibilità di vivere lo spazio urbano. Per realizzare questi obiettivi servono risorse finanziarie ed organizzative che la finanza pubblica e privata e la macchina amministrativa devono mettere in campo. Ormai da qualche anno gli Enti Locali del nostro Paese vivono una crisi finanziaria e fiscale aggravata dalla decisione di abolire totalmente l´ICI, unica tassa veramente federalista del nostro Paese. E´ una situazione che vede esposte le grandi aree metropolitane ma anche i piccoli comuni: le prime perché necessitano di enormi investimenti nelle grandi reti infrastrutturali, i secondi perché non hanno strutture necessarie a garantire servizi per i cittadini, simili a quelli disponibili per coloro che abitano i grandi centri.
Il disegno di legge approvato dal Senato, sul "federalismo fiscale", dà alcune risposte a questo tema, ma altre questioni rimangono aperte. Come quella del finanziamento delle grandi reti infrastrutturali necessarie alle aree metropolitane. Trasporto pubblico e mobilità sostenibile, ciclo dei rifiuti e politiche ambientali, reti dell´energia e dell´acqua, reti di comunicazione e wireless, sistema dei servizi sociali, sono terreni su cui gli investimenti pubblici non solo sono necessari ma devono essere consistenti e tempestivi. E soprattutto obbligatori. Altrimenti viene meno la ragione dell´Istituzione Locale. Questa, insieme a quella demografica, è l´altra grande ragione della natura anticiclica delle città.
E´ su questo orizzonte che si gioca la sfida del buon governo anche per la nostra città. Per concretizzarlo non abbiamo bisogno che si continuino ad enfatizzare errori passati ma ci serve che venga messa in campo una progettualità vera per proporre quelle infrastrutture necessarie per rendere Roma una città realmente competitiva con tutte le altre capitali europee e del mondo.
 

 
Roma, imprese in crescita: fino a quando?

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