Roma, 12 Dicembre 2019  
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Marco Causi

Professore di Economia industriale e di Economia applicata, Dipartimento di Economia, Università degli Studi Roma Tre.
Deputato dal 2008 al 2018.

La soluzione più conveniente non è sempre quella liberistica del lasciar fare e del lasciar passare, potendo invece essere, caso per caso, di sorveglianza o diretto esercizio statale o comunale o altro ancora. Di fronte ai problemi concreti, l´economista non può essere mai né liberista né interventista, né socialista ad ogni costo.
Luigi Einaudi
 



14/11/2008 M.Causi
Gli errori di politica economica del Governo Berlusconi
 
La legge finanziaria approvata ieri dalla Camera non è altro che la conferma della manovra economica triennale varata all´inizio di agosto. Anzi, il governo si è vantato e si vanta di avere, con quella manovra, "blindato" i conti pubblici per tre anni e realizzato una riforma dei meccanismi del bilancio, messo al sicuro da "assalti alla diligenza". Ma oggi, dopo tutto quello che è successo nel mondo, queste scelte mostrano tutti i loro limiti. Anzi, si tratta di veri e propri errori.
La crisi mondiale ha cambiato totalmente lo scenario di riferimento di qualche mese fa. Oggi l´emergenza è il potere d´acquisto delle famiglie, il sostegno ai consumi, la riduzione dei tagli che sono stati apportati alla spesa pubblica e che hanno effetti negativi sulla disponibilità e sul costo dei servizi essenziali. Oggi l´emergenza è l´ampliamento degli ammortizzatori sociali per coprire dal rischio di disoccupazione tanti settori e tante categorie che nei prossimi mesi potrebbero cadere nella spirale della disoccupazione e della povertà. Oggi l´emergenza è la garanzia del credito per le piccole e medie imprese. Oggi l´emergenza è il rilancio delle politiche infrastrutturali.
A me sembra inevitabile che la manovra di luglio vada rivista. Questo si aspetta l´opinione pubblica, preoccupata per l´andamento dell´economia reale, e questo si aspettano gli stessi mercati. Il taglio dei tassi di interesse della Banca Centrale Europea non ha avuto effetti sulle borse perché ormai è la previsione di crescita, ovvero l´aspettativa di recessione, che tende a deprimere a sua volta tutti i parametri.
Il governo Berlusconi deve ammettere di aver compiuto un errore di gestione congiunturale della politica economica. Che senso ha avuto sperperare più di 2 miliardi di euro per abolire l´ICI alle famiglie benestanti, ed anche, tramite l´esenzione delle cosiddette "unità abitative assimilate", alle famiglie che hanno più di una casa di proprietà intestata a parenti? Che senso ha avuto compiere l´operazione Alitalia, che costerà all´erario quasi tre miliardi?
Commettere un errore congiunturale di politica economica, con tutto quello che è successo e sta succedendo nel mondo, può tutto sommato essere, nell´arco di una storia di medio termine, un errore veniale. E comunque reversibile, anche se abbiamo perso sei mesi di tempo. Ma quello che manca al governo Berlusconi è l´onestà: l´onestà di riconoscere l´errore, l´onestà di utilizzare gli strumenti legislativi in corso (la legge finanziaria, i decreti per la tutela delle banche e del risparmio) per porvi rimedio. Viene annunciato un futuro decreto "per lo sviluppo", mentre vengono sistematicamente bocciate tutte le proposte emendative che le opposizioni, e il Partito Democratico in particolare, hanno presentato alla Camera per avviare una nuova fase di sostegno reflattivo dell´economia (ammortizzatori sociali, detrazioni fiscali per i redditi medi e bassi, rilancio delle infrastrutture pubbliche, credito d´imposta per le imprese del Sud). Intanto, Berlusconi si prepara a vestirsi da Babbo Natale per comunicare al paese nelle prossime settimane interventi salvifici che oggi la sua maggioranza boccia in Parlamento.
Così come Tremonti ha riconosciuto qualche settimana fa che il centro-destra ha sbagliato negli anni passati a sposare l´euroscetticismo, e che nell´odierna contingenza di crisi l´euro ha fornito un insostituibile ombrello di protezione, oggi il governo dovrebbe avere il coraggio politico e l´onestà intellettuale di dire che l´estate scorsa si è sbagliato. Che il momento storico richiede politiche di sostegno alla domanda e agli investimenti e politiche di tutela dal rischio di disoccupazione. Un intervento reflattivo che, secondo il Partito Democratico, dovrebbe aggirarsi intorno a mezzo punto di Pil. Il problema è che queste politiche l´Italia non può farle da sola o in modo scoordinato con il resto d´Europa? Il problema è che queste politiche vanno contrattate con i nostri partners, anche alla luce del nostro elevato debito pubblico? Tutto questo lo sappiamo benissimo, e il governo potrebbe acquisire, con  un´operazione verità, il consenso unanime del Parlamento e delle forze politiche per essere più forte nelle sedi europee e internazionali. E per sostenere in quelle sedi proposte innovative e importanti, come quella dell´emissione di titoli pubblici europei per finanziare le infrastrutture, riprendendo un´antica idea di Delors colpevolmente bocciata dai conservatori e dal centro-destra in Europa negli anni ´90.
C´è poi un altro argomento. Tutti i paesi si stanno muovendo sulla strada del sostegno all´economia, dalla Francia alla Germania, dalla Cina alla nuova amministrazione degli Stati Uniti. L´Italia, che è tuttora un importante paese esportatore, godrà dei benefici delle politiche espansive degli altri e, prima o poi, saranno gli altri a chiedere all´Italia di muoversi e di contribuire, per la sua parte, agli interventi anti-crisi. Se lo farà senza chiedere una revisione degli obiettivi del Patto di stabilità e crescita da qui al 2012, allora vuol dire che l´eredità finanziaria del governo Prodi era davvero molto positiva, contrariamente a quanto il centro-destra ha sostenuto in questi mesi, e non è stata ancora del tutto sperperata dagli improvvidi provvedimenti estivi sull´Ici. Se lo farà allentando la dinamica temporale dell´obiettivo del pareggio di bilancio, allora le misure reflattive potranno trovare ulteriore spazio di azione e di impatto sull´economia reale.
Una sola cosa è sbagliato fare: far finta che il problema non esista, soffocare la discussione pubblica e non fornire al Parlamento un quadro chiaro della situazione, magari preparandosi in segreto a un ballon d´essai propagandistico pre-natalizio. Non è così che si governa un grande paese democratico avanzato.
 
 
 
 
 

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