Roma, 24 Giugno 2019  
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Marco Causi

Professore di Economia industriale e di Economia applicata, Dipartimento di Economia, Università degli Studi Roma Tre.
Deputato dal 2008 al 2018.

La soluzione più conveniente non è sempre quella liberistica del lasciar fare e del lasciar passare, potendo invece essere, caso per caso, di sorveglianza o diretto esercizio statale o comunale o altro ancora. Di fronte ai problemi concreti, l´economista non può essere mai né liberista né interventista, né socialista ad ogni costo.
Luigi Einaudi
 



15/10/2008 M. Causi
Perché siamo contrari al decreto su Alitalia
 
Intervento di Marco Causi sulla conversione in legge del decreto 134
15 ottobre 2008
 
Nell´annunciare il voto contrario del Partito Democratico sul decreto relativo alla vicenda Alitalia, voglio brevemente ricordare le motivazioni che ci portano ad un giudizio fortemente negativo.
La motivazione fondamentale è che ritieniamo sbagliato e modesto il progetto industriale che il governo di centro-destra ha cucito addosso ad Alitalia, e siamo invece convinti che fosse di gran lunga preferibile la soluzione alternativa costruita dal precedente governo Prodi, colpevolmente fatta saltare nelle settimane pre-elettorali dal centro-destra e dai corporativismi sindacali.
Preferibile sul piano industriale, perchè avrebbe inserito Alitalia in un grande gruppo europeo, mentre oggi ci ritroviamo con un piccolo "campioncino" nazionale, per il quale sarà comunque necessario cercare un partner industriale.
aereoporto di genova, foto di Uliano Lucas
Preferibile sul piano dello sviluppo del mercato italiano, che è uno dei principali del mondo grazie all´attrattività turistica del nostro paese.
Preferibile sul piano della tutela della concorrenza e dei consumatori, perchè il "campioncino" nazionale è sottratto alle norme anti-trust e potrà recuperare redditività solo sfruttando una rendita monopolistica che deriverà dall´unificazione con Air One.
Preferibile sul piano dei costi a carico delle pubbliche finanze, perché Air France avrebbe comprato tutta la vecchia Alitalia, mentre oggi la nuova CAI scarica sull´erario un costo rilevante, peraltro non quantificato dal governo.
Dovranno infatti essere coperti i debiti finanziari della vecchia Alitalia (1,2 mld), il prestito ponte (300 mln), i costi per la tutela dei piccoli azionisti (150 mln) e per gli ammortizzatori sociali (1,25 mld). Se a ciò si aggiungono i debiti verso i fornitori (1,5 mld) e si sottrae l´attivo (800 mln), le perdite da socializzare rischiano di arrivare fino a 3,6 mld. Ipotizzando di pagare i fornitori soltanto al 50%, la soluzione escogitata dal governo costerà al contribuente 2,85 mld. Se si aggiungono i 2,2 mld spesi dal governo per ottemperare alla promessa elettorale di eliminare l´Ici sulla prima casa dei ricchi (perchè per le case più piccole l´Ici era già stata abolita dal governo Prodi), scopriamo che la tanto decantata stagione rigorista del Ministro Tremonti ha già dilapidato quasi 5 miliardi, che avrebbero invece potuto essere usati per sostenere il potere d´acquisto delle famiglie italiane con un´immediato aumento delle detrazioni fiscali per aiutare i consumi e i redditi nella fase recessiva dell´economia che è cominciata in Italia, in Europa e nel mondo.
Ma la nostra contrarietà ha ulteriori, e non secondarie, motivazioni: la scarsa trasparenza della procedura realizzata; le modalità con cui si è montata una "cordata" di imprenditori privi di know how e di capacità industriale nel settore del trasporto aereo; l´erogazione di un prestito ponte che ha già attivato l´avvio di una procedura comunitaria i cui esiti, a leggere il primo documento preliminare, sembrano scontati e confermano le preoccupazioni che in questa commissione e in aula abbiamo manifestato fin dal mese di aprile.
Insomma, un vero pasticcio, un pasticcio consumato sull´altare di una gestione tutta e interamente politica, e strumentale, della crisi della compagnia di bandiera. E che questo sia il punto lo dimostra anche la modalità con cui il governo ha condotto le trattative sindacali, utilizzandole per cercare non la condivisione, ma la divisione e lo scontro, e che sono state infine risolte grazie anche ad una paziente opera di mediazione che, con senso di responsabilità, è stata intrapresa dal segretario del principale partito di opposizione.
Nel ribadire il nostro voto contrario, sappiamo anche che la vicenda non è certo chiusa, e che il governo dovrà rendere conto, al Parlamento e al paese, degli errori commessi. Ne dovrà rendere conto quando si conosceranno i contenuti del nuovo piano industriale, quando verrà fatta una partnership con un grande vettore europeo, quando si conosceranno le nuove tariffe interne protette da regole pro-monopolistiche, quando, in definitiva, sarà finalmente chiaro il conto che lo Stato è chiamato a pagare.
E su tutti questi elementi il Partito Democratico continuerà ad incalzare il governo, nell´interesse della stessa Alitalia e del paese nel suo complesso.
 

 
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